I giochi di strada a Napoli negli anni 80 erano quelli che servivano pochissimo: un pezzo di gesso, una palla, una trottola, un mazzetto di figurine, e soprattutto altri bambini. Si giocava nei vicoli, nei cortili e nelle piazzette, senza campi e senza adulti a organizzare. Bastava scendere sotto casa e ritrovarsi.

Quali erano i giochi di strada più diffusi a Napoli negli anni 80?
I più amati erano quelli senza bisogno di niente: nascondino, campana, corda, elastico, palla prigioniera e partitelle di calcio. Poi c’erano i giochi con un oggetto semplice, come lo strummolo (la trottola in napoletano) e le figurine. Nessuno li aveva inventati per noi: si tramandavano da fratello maggiore a fratello minore.
Ogni quartiere aveva le sue varianti e i suoi nomi. Quello che segue è il quadro generale, quello che più o meno tutti riconosciamo, ovunque siamo cresciuti. Se nel tuo vicolo si giocava in un altro modo, scrivicelo: è proprio questo il bello.
Perché il vicolo era il posto perfetto per giocare?
Perché era di tutti e di nessuno. Una strada stretta, poche auto, i balconi sopra la testa e sempre qualcuno che ci teneva d’occhio dalla finestra. Non serviva un appuntamento: si scendeva, si chiamava dal basso e in cinque minuti la squadra era fatta.
Il vicolo aveva anche le sue regole non scritte. Il portone era la base, il muro era la porta, il gradino era il confine. E ogni tanto la palla finiva su un balcone, con tutto il dramma che ne conseguiva.
Come si giocava a campana?
Si disegnava con il gesso sull’asfalto una fila di riquadri numerati. Si lanciava un sassolino (o un tappo) sul primo riquadro e si saltellava su un piede solo, evitando quello occupato. Chi sbagliava cedeva il turno. Il bello era la sfida a chi riusciva ad arrivare in fondo senza pestare le righe.
Il gesso, a volte, era una conquista: si prendeva a scuola o si trovava un pezzo di mattone o di sasso più tenero. Bastava una strada con l’asfalto abbastanza liscio e il campo era pronto.
Cos’era lo strummolo e come funzionava?
Lo strummolo è la trottola, in napoletano. Era un piccolo oggetto di legno con una punta metallica, che si faceva girare avvolgendo una cordicella e tirandola con un gesto secco. Vinceva chi la faceva girare più a lungo, o chi riusciva a colpire e mandare fuori gioco quella dell’avversario.
È un gioco antico, ben più vecchio degli anni 80, ma nei vicoli ha resistito a lungo, accanto ai giocattoli di plastica e alle prime console. Imparare a lanciarlo bene richiedeva pazienza e mano ferma, e chi ci riusciva diventava subito rispettato.
E il calcio? Come si giocava senza un campo?
Si giocava dove si poteva. Le porte erano fatte con zaini, giubbotti o due sassi, e la distanza dei pali si decideva a occhio, con relative discussioni. Il pallone poteva essere un Super Santos, leggerissimo e perfetto per i vicoli: ne abbiamo parlato nell’articolo su Supersantos, il pallone arancione degli anni ottanta.
A Napoli, poi, il calcio era qualcosa di più. Nei cortili ognuno voleva essere il suo idolo, e chi ha vissuto quegli anni sa quanto pesasse la città intera sulle partitelle dei bambini. Se vuoi rivivere il clima di quel periodo, leggi Maradona a Napoli: i ricordi degli anni 80 di una città in festa.
Che ruolo avevano le figurine nei giochi di strada?
Le figurine non si collezionavano soltanto: si giocavano. Si sfidavano gli amici a “battere” le figurine contro il muro o a farle girare con un colpo di mano, e chi vinceva portava a casa quelle dell’avversario. Per molti, i doppioni servivano proprio a questo.
La passione per l’album era un altro mondo, quello dell’attesa delle bustine e dello scambio. Ne parliamo in Le figurine Panini: l’album che riempiva le estati.
Quali altri giochi riempivano i pomeriggi?
La lista è lunga, e cambiava da una zona all’altra. Ecco quelli più comuni:
- Nascondino: uno conta, gli altri si nascondono, e la base è il portone o il muro.
- Un, due, tre, stella: si avanza quando chi sta al muro è girato, ci si blocca quando si volta.
- Palla prigioniera: due squadre, una palla, e chi viene colpito va “in prigione”.
- Corda e elastico: soprattutto per le bambine, con coreografie e filastrocche tramandate a voce.
- Guardie e ladri: inseguimenti infiniti per vicoli e scale.
- Il giro in bici o sui pattini: per chi era abbastanza fortunato da averli.
Per un quadro più ampio dei giochi e dei giocattoli dell’epoca, trovi tutto in I giocattoli degli anni ’80 che tutti volevamo (e oggi collezioniamo).
Cosa è cambiato rispetto a oggi?
Oggi i bambini giocano in modo diverso, e non è una colpa: sono cambiate le città, il traffico, le abitudini delle famiglie. Gli schermi occupano molto del tempo libero, e i vicoli sono spesso pieni di auto e motorini. Il gioco libero in strada, quello senza adulti, è diventato più raro.
Questo non vuol dire che sia sparito. Campana, nascondino e palla prigioniera si giocano ancora in cortili, oratori e parchi. Ed è una bella idea insegnarli ai più piccoli: costano zero, si giocano ovunque e non servono batterie.
Come far rivivere questi giochi oggi?
Basta un pomeriggio libero e un po’ di gesso. Si può disegnare una campana nel cortile o nel parco, tirare fuori una corda, organizzare una partita a nascondino con i cugini. Se li hai conservati, anche un vecchio strummolo o un mazzetto di figurine fanno la loro figura.
I collezionisti cercano ancora oggetti di quell’epoca, ma noi consigliamo una cosa semplice: giocare. Il valore di quei ricordi non si misura al mercato dell’usato, e non ha bisogno di una stima.
Domande frequenti
Quali erano i giochi di strada più popolari a Napoli negli anni 80?
Nascondino, campana, corda, elastico, palla prigioniera, calcio con porte improvvisate, strummolo e giochi con le figurine. Cambiavano nomi e regole da quartiere a quartiere.
Cos’è lo strummolo?
È la trottola in napoletano: un oggetto di legno con la punta metallica, che si lancia avvolgendo e srotolando una cordicella.
Si può ancora giocare a campana oggi?
Certo. Bastano un gesso, un sassolino e un tratto di asfalto o pavimento liscio. Funziona ancora benissimo, anche con i bambini di oggi.
Perché oggi si gioca meno in strada?
Per molti motivi insieme: più traffico, case e abitudini diverse, più tempo davanti agli schermi. Il gioco libero esiste ancora, ma ha trovato posto soprattutto in cortili, parchi e oratori.
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