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Le sigle dei cartoni animati anni 80 che sappiamo ancora a memoria

Vecchio televisore a tubo catodico grigio su un tavolo
Bastano due note e le cantiamo tutte: perché le sigle dei cartoni anni 80 ci sono rimaste in testa, e chi le cantava.
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Ricordiamo ancora a memoria le sigle dei cartoni animati anni 80 perché le ascoltavamo ogni giorno alla stessa ora, con melodie semplici e ritornelli facili da cantare. Bastano due note per riaccendere l’immagine: lo schermo, la merenda e il divano. Erano piccole canzoni costruite per restarci in testa, e ci sono riuscite benissimo.

Vecchio televisore a tubo catodico grigio su un tavolo
Photo by PJ Gal-Szabo on Unsplash

In questo articolo parliamo delle sigle, cioè della musica che apriva e chiudeva ogni puntata. Per le serie, i personaggi e le storie, trovi tutto nei nostri cartoni animati anni 80.

Che cos’era una sigla televisiva?

Era la canzone che accompagnava i titoli di apertura o di coda di un programma. Per i cartoni animati la sigla era molto più di un jingle: raccontava il protagonista, anticipava l’avventura e, soprattutto, ci chiamava davanti alla TV.

In Italia molte sigle venivano composte o riscritte appositamente per il pubblico locale, con testi in italiano pensati per essere cantati con facilità. Il risultato era una colonna sonora tutta nostra, spesso diversa dall’originale.

Chi cantava le sigle dei cartoni negli anni 80?

Una delle voci più riconoscibili è quella di Cristina D’Avena. Ha cantato moltissime sigle trasmesse dalle reti televisive private, tra cui “Kiss Me Licia” e “Occhi di gatto”, diventando per un’intera generazione la voce dei pomeriggi in TV.

Accanto a lei c’erano altri interpreti, cori di bambini e gruppi che con le sigle costruivano una piccola industria discografica parallela. I dischi con le sigle si vendevano come le canzoni da classifica, e finivano anche nelle cassette registrate con cura.

Perché ci ricordiamo ancora le sigle?

Per tre motivi: ripetizione, semplicità e legame emotivo. Le ascoltavamo ogni giorno, spesso più volte. Le melodie erano costruite su ritornelli brevi, facili da imparare. E sono legate a un momento felice: il pomeriggio libero dopo la scuola.

  • Ripetizione: ogni puntata riproponeva la stessa sigla, e la memoria fa il resto.
  • Semplicità: frasi brevi, rime facili, ritmo marcato.
  • Emozione: il ricordo musicale è uno dei più resistenti, perché è legato a stati d’animo precisi.

Non serve alcuna statistica per riconoscerlo: basta fischiettare un attacco in compagnia di amici della stessa età e vedere quanti completano la frase al posto tuo.

Quali tipi di sigle esistevano?

Ogni genere di cartone aveva la sua musica. I robot giganti avevano sigle potenti, quasi marziali. Le storie sentimentali avevano melodie dolci. Le serie d’avventura puntavano su un ritmo incalzante.

Genere Musica tipica Esempio di serie
Robot e supereroi Ritmo marcato, voce potente Goldrake
Storie sentimentali Melodie dolci, voce giovane Kiss Me Licia
Avventura e mistero Ritmo incalzante Occhi di gatto

Goldrake, arrivato in Italia nel 1978, aprì la strada: la sua sigla divenne un fenomeno e la storia di dove rivederlo è raccontata in Goldrake dove vederlo in TV.

Come ascoltavamo le sigle?

In TV, certo, ma anche su disco e su cassetta. Chi aveva un registratore poteva catturare la sigla direttamente dal televisore, con il microfono appoggiato all’altoparlante e il silenzio assoluto in casa. Il risultato aveva sempre qualche rumore di sottofondo, ma era il nostro tesoro.

Le sigle si cantavano in cortile, a scuola, in macchina. E spesso insieme a un’altra colonna sonora della TV di quegli anni: gli spot, di cui parliamo nelle pubblicità anni 80, altrettanto memorabili.

Dove si trovano oggi le sigle storiche?

Sulle piattaforme musicali e nei video ufficiali. Molte sigle sono state ripubblicate in raccolte e nuove versioni, e i video dei cartoni originali girano ancora in rete. Cristina D’Avena ha portato la sua musica anche dal vivo, riempiendo piazze di adulti che cantano a squarciagola.

Il bello è proprio questo: la sigla non è invecchiata. Ci basta un secondo per tornare bambini, e questo la rende molto più di una canzone.

Come farle conoscere ai più piccoli?

Basta farle ascoltare, senza spiegazioni. I bambini di oggi reagiscono a una buona melodia come facevamo noi. Se poi accanto c’è un adulto che la canta a memoria, l’effetto è garantito. Lo scambio generazionale parte da lì.

Per ritrovare altri ricordi televisivi, puoi dare un’occhiata a cosa guardavamo in TV negli anni ’80, che raccoglie i programmi più amati del decennio.

Domande frequenti

Chi cantava le sigle dei cartoni negli anni 80?

Tra le voci più note c’è Cristina D’Avena, che ha cantato moltissime sigle trasmesse dalle reti televisive private.

Perché ricordiamo così bene le sigle?

Per melodie semplici, ritornelli ripetuti e per l’abitudine di ascoltarle ogni giorno alla stessa ora.

Le sigle italiane erano uguali a quelle originali?

Spesso no: in Italia molte sigle erano composte o riscritte appositamente per il pubblico italiano.

Dove si possono riascoltare oggi?

Sulle piattaforme musicali e nei video ufficiali, dove molte sigle storiche sono state ripubblicate.

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