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Lego e Playmobil negli anni 80: quale preferivamo e perché

Mattoncini colorati rossi, gialli, blu e verdi sparsi su un tavolo
Lego o Playmobil? Due modi opposti di giocare, due scatole che negli anni 80 dividevano le camerette: ecco differenze, set e ricordi.
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Lego e Playmobil sono stati i due grandi giochi di costruzione e di scena degli anni 80, e la scelta dipendeva dal tipo di bambino che eravamo. Con il Lego si costruiva tutto da zero, mattoncino dopo mattoncino. Con il Playmobil si metteva in scena una storia con omini già pronti. Nessuno dei due ha mai perso la sfida: li abbiamo amati entrambi, spesso nella stessa cameretta.

Mattoncini colorati rossi, gialli, blu e verdi sparsi su un tavolo
Photo by Xavi Cabrera on Unsplash

Diciamolo subito: questo non è un processo, è un viaggio tra scatole di cartone, pezzi che sparivano sotto il divano e istruzioni seguite per i primi dieci minuti e poi ignorate. Se vuoi il quadro più ampio, trovi una panoramica nei giocattoli anni 80 che sognavamo davanti alle vetrine.

Da dove arrivano Lego e Playmobil?

Il Lego è danese, il Playmobil è tedesco. Il nome Lego viene da due parole danesi, “leg godt”, che significano “gioca bene”. Il mattoncino a incastro come lo conosciamo oggi è stato brevettato nel 1958, e da allora la sua forma è rimasta incredibilmente fedele a se stessa.

Il Playmobil è più giovane: debutta nel 1974 alla fiera del giocattolo di Norimberga, firmato da Hans Beck per l’azienda tedesca Geobra Brandstätter. È nato in un periodo in cui la plastica costava cara, e l’idea fu di creare figure piccole, circa 7,5 centimetri, che usassero poco materiale. Un limite trasformato in marchio di fabbrica.

Quando arrivano gli anni 80, quindi, il Playmobil è un adolescente pieno di energia e il Lego un signore già molto rispettabile. Ed è proprio in quel decennio che le due case riempiono le camerette italiane.

Che differenza c’era tra giocare con il Lego e con il Playmobil?

Il Lego era costruzione, il Playmobil era narrazione. Con i mattoncini il divertimento stava nel progettare: una casa, una nave, una base spaziale. Con gli omini Playmobil il set arrivava già ambientato, e la fantasia si concentrava sulla scena: il pirata, il cavaliere, il dottore, il cowboy.

Aspetto Lego Playmobil
Origine Danimarca Germania
Anno chiave 1958 (mattoncino a incastro) 1974 (debutto alla fiera di Norimberga)
Come si gioca Si costruisce e si ricostruisce Si mette in scena una storia
Personaggi Minifigure dal 1978 Omini da circa 7,5 cm
Punto di forza Creatività senza limiti Ambientazioni già pronte
Punto debole Pezzi minuscoli ovunque Accessori minuscoli ovunque

L’ultima riga della tabella non è un errore: entrambi i giochi condividevano la capacità di nascondere un pezzo fondamentale nel punto più improbabile della casa.

Quali erano i temi dei set più amati?

Castelli, pirati, spazio, città e far west. Erano i grandi filoni, e in modi diversi li trovavi sia nell’uno sia nell’altro marchio.

Il mondo Lego

Dalla fine degli anni 70 il Lego si organizza in grandi temi: la città, i castelli con cavalieri, l’esplorazione dello spazio. Nel 1977 arriva anche la linea Technic, pensata per chi voleva meccanismi più complessi, tra ingranaggi e parti mobili. L’omino con il sorriso giallo, nel 1978, cambia il modo di giocare: finalmente chi abitava la città Lego aveva un volto.

Il mondo Playmobil

Il Playmobil puntava su universi riconoscibili: pirati con il galeone, cavalieri con la fortezza, indiani e cowboy, ospedali, fattorie, case con tanto di mobili. Le mani a “C” dei personaggi servivano a tenere gli accessori, e il sorriso stampato rendeva ogni omino simpatico a prescindere dal mestiere.

Chi invece preferiva gli eroi di plastica snodabili, magari, aveva in casa Big Jim, che inaugurava un altro modo ancora di giocare.

Perché alcuni bambini sceglievano il Lego?

Perché il Lego premiava chi amava ragionare e sperimentare. Ogni pezzo poteva diventare altro: la stessa scatola costruiva una macchina, poi un aereo, poi qualcosa che non aveva nome. Era un gioco che invitava a smontare e rifare, e che non si esauriva mai.

Un po’ come succedeva con il cubo di Rubik: c’era un rompicapo, e la soddisfazione di risolverlo da soli. Chi cresceva con i mattoncini tendeva a guardare ogni scatola come un cantiere aperto.

Perché altri bambini preferivano il Playmobil?

Perché il Playmobil faceva partire subito la storia. Aprivi la scatola e avevi già un mondo: la locanda, il porto, la stalla. Non serviva progettare, serviva recitare. Era un teatrino portatile, ideale per chi amava inventare dialoghi e avventure.

I personaggi, poi, si prestavano a una fantasia infinita: lo stesso pirata poteva diventare il cattivo di un giorno e l’eroe di quello dopo. E se un set era incompleto, nessun dramma: bastava chiamare un cavaliere a fare il medico.

Quanto costavano e dove si compravano?

Si compravano nei negozi di giocattoli e nei grandi magazzini, spesso per Natale o per il compleanno. Sui prezzi preferiamo non inventare cifre: variavano molto in base alla scatola e alla città, e quello che ricordiamo tutti è che un set grande era un regalo importante, di quelli che si aspettano per settimane.

Ed era proprio l’attesa a rendere speciale il momento: la scatola ammirata in vetrina, la lettera a Babbo Natale, il set aperto sul tappeto con tutti i pezzi sparsi. Un rito che i cataloghi per corrispondenza amplificavano, come racconta la storia di Postalmarket.

Lego e Playmobil valgono qualcosa oggi?

Possono valere, ma dipende da condizioni e completezza. Tra collezionisti contano la scatola originale, le istruzioni e la presenza di tutti i pezzi, con le minifigure e gli accessori come primi indiziati a mancare. I set sigillati o completi sono i più ricercati; i pezzi sfusi, invece, valgono soprattutto come ricordo.

Se in cantina hai ancora una scatola, il consiglio è semplice: non buttarla e non pulirla con fretta. Un lavaggio delicato e un po’ di pazienza bastano. Per altre idee su cosa conservare, puoi dare un’occhiata agli oggetti vintage che vale la pena tenere.

Quindi, chi vince tra Lego e Playmobil?

Nessuno, e meno male. Il Lego ci ha insegnato a costruire, il Playmobil a raccontare. Probabilmente i bambini più fortunati erano quelli che avevano entrambi, e che mescolavano i mondi: il cavaliere Playmobil nella torre Lego non era un errore, era una trovata.

Alla fine la domanda giusta non è “quale era meglio”, ma “quale ti faceva più dimenticare l’ora di cena”. Su questo, ognuno di noi ha già la sua risposta.

Domande frequenti

Il Playmobil è più vecchio del Lego?

No, è il contrario: il Lego ha una storia più lunga, mentre il Playmobil debutta nel 1974 alla fiera del giocattolo di Norimberga.

Lego e Playmobil sono compatibili?

No. I sistemi di incastro sono diversi, quindi i pezzi dei due marchi non si montano tra loro.

Quando è nato l’omino Lego?

La minifigure con braccia e gambe mobili arriva nel 1978, appena prima degli anni 80.

I vecchi set degli anni 80 valgono qualcosa?

Dipende da condizioni, completezza e scatola originale. I set completi e sigillati sono i più ricercati dai collezionisti.

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